Vorrei un presepe grande così

Forse quest’anno son meno prolifico nel mio pensiero natalizio… ma ugualmente il cuore esiste e batte ancora; l’importante è questo no?
Ho affidato tuttavia alle pagine di “NoBrain”, sezione “culturale” di Peacelink, il mio augurio.

E’ una poesia che ha avuto il suo avvio da un messaggio in redazione, che diceva pressapoco così, “invece delle solite patetiche statuine, sistemarci che so, i metalmeccanici in cassa, i migranti dei CPT, i prigionieri di Guantanamo, le vedove e i figli dei morti per l’uranio impoverito, quelli della NOTAV e via di questo passo. Forse si mettono le statuine dei pastori perchè per metterci quelle altre ci vorrebbero migliaia di Km quadrati per farci stare tutto!”… e così è nato questo pensiero…

Leggi qui sotto perché l’ho messo anche qui, a “casamia”.
Altrimenti (ma forse è più bellino, coi colori e tutto quanto – e poi potete conoscere meglio NoBrain…) cliccate qua, e con un augurio a tutti voi…!


Vorrei un presepe grande così

Vorrei un presepe grande così
sopra l’erba dei campi
erba vera e dura come il ghiaccio
di questi mesi freddi
e con personaggi di gente vera
che assomigliano tanto a voi e noi

A chi ha i problemi suoi
a chi viaggia pendolare
a chi alla fine del mese
non trova denaro in tasca.

Vorrei un presepe grande così
con la lunga fila degli stranieri
multicolori umani in attesa di un visto
per arrivare alla capanna

assieme a chi per uno strano miracolo
aprono le grate delle celle
prigionieri liberi per una notte, per arrivare quassù.

Vorrei un presepe grande così
con i campi sterminati e freddi ma pieni di persone
che scaldano a fiato le mani intirizzite

e pazienti aspettano
riaprire il cuore
a una speranza di amore o anche solo di calma
dentro di sé.

Vorrei un presepe grande così
con i grandi del mondo fatti piccini
e tranquilli rientrare nel mondo di tutti fatto di persone

lontani dal potere dal denaro
e da tutte quelle cose che fanno ostacolo
e nebbia nel nostro sentiero di vivi.

Vorrei un presepe grande così
dove alla fine chi arriva alla capanna
ricco riparte
di certezze finora inevase, sorrisi come dono

e della strada lunga, abbracciati l’un l’altro
ricordando per uno strano miracolo
esistere ancora, e per tutti
una speranza che non muore.

Questa voce è stata pubblicata in Echi di antichi post..., Prosa e Poesia e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.